[Intro]

Metto sul tavolo
la Valentine, il badge, la lettera.

Tre oggetti.

Nessuna teca.

[Verse]

Potrei scrivere un progetto con "percorso immersivo,"
fotografie alle pareti, audio-guida, "archivio vivo."
Un biglietto alla biglietteria, uscita dal bookshop:
il passato pulito, innocente, senza il suo presente.
Basta leggere una targa, fare una foto e poi uscire—
ma la macchina chiede ancora cosa farò qui.
Il foglio sulla scrivania non dice "ricordaci così":
parla al presente, dentro una frase scritta tanti anni fa.

[Chorus]

Non voglio un museo dove il futuro tace,
con la polvere in vetrina e la memoria in pace.
Non voglio un museo per dire "era così":
voglio porte aperte e tavoli qui.
Se una storia resta viva deve ancora disturbare,
non soltanto raccontare ciò che abbiamo lasciato andare.

[Verse]

Disegno sopra il retro del progetto commerciale:
un laboratorio pubblico nel vecchio piano centrale.
Riparazione, elettronica, corsi dopo scuola,
una biblioteca tecnica che non chiuda in una teca.
Postazioni condivise, un banco per chi vuole smontare:
nessun obbligo di comprare per poter appartenere.
Non so chi pagherà, non so se il proprietario ascolterà—
ma il mio foglio ha cancellature, non un rendering lucido.

[Chorus]

Non voglio un museo dove il futuro tace,
con la macchina perfetta e ogni conflitto in pace.
Non voglio un museo per dire "era così":
voglio errori, domande e persone qui.
Se una storia resta viva deve ancora trasformare,
non soltanto proteggere ciò che sappiamo catalogare.

[Piano Interlude]

[Bridge]

Prendo la Valentine.

Scrivo lentamente:

"LABORATORIO APERTO."

Il nastro salta sulla O.

La lettera viene pallida.

Non la correggo.

È il primo cartello.

[Build-up]

Biblioteca.
Officina.
Aula.
Riparazione.

Archivio.
Quartiere.
Accesso.

Relazione.

[Final Chorus]

Non voglio un museo, voglio un luogo che risponda,
dove una domanda vecchia trovi ancora gente intorno.
Non voglio un museo, voglio il rischio di provare,
con porte che si aprono prima di restaurare.
La memoria non è pace, non è un vetro da guardare:
è sapere da dove vieni per decidere dove andare.

[Outro]

La macchina scrive:

PROPOSTA NON PREVISTA.

Io rispondo:

"Nemmeno tu lo eri."
